L’entroterra delle Marche segrete

Tra Ascoli e Ancona. Viaggio tra Amandola, Sarnano, Filottrano, Cingoli e Cupramontana fino ai boschi di Arcevia
L’entroterra delle Marche segrete
Un casolare di 500 metri quadri più un ettaro di terreno costa 400mila euro
Il litorale adriatico marchigiano offre “perle” in località balneari come Sirolo Numana o il Conero. Se però non ci si ferma [...]

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Scritto da juanin on maggio 2nd, 2008 con nessun commento.
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Tra Ascoli e Ancona. Viaggio tra Amandola, Sarnano, Filottrano, Cingoli e Cupramontana fino ai boschi di Arcevia

L’entroterra delle Marche segrete

Un casolare di 500 metri quadri più un ettaro di terreno costa 400mila euro

Il litorale adriatico marchigiano offre “perle” in località balneari come Sirolo Numana o il Conero. Se però non ci si ferma sulla costa e si procede paralleli ad essa qualche chilometro nell’entroterra, le Marche offrono uno scrigno di tesori abitativi che nemmeno ci s’immagina.

Toscana, Umbria, i casali che tutti, stranieri e italiani sognano, si trovano anche qui, con la rimarchevole differenza che sono meno “esposti”, meno conosciuti e, per questo, forse ancora più genuini.

«Il mercato di queste zone è unanicchia a sé stante. A partire dal 1992 si è iniziato a muovere in maniera interessante – spiega Lorenza Cappanera, ex agente immobiliare “normale” convertito alla ricerca e vendita di casali e ville rustiche con Mch (Le Marche country homes www.mch.it) – Erano tedeschi i primi acquirenti, in virtù del super-marco. Chi possedeva costruzioni nell’entroterra e voleva liberarsene per reinvestire sul mare, più appetitoso e redditizio, guardava incredulo, ricordo, i tedeschi che per 5 milioni della vecchie lire acquistavano casali fatiscenti e, agli occhi di chi li vendeva, inutili. Le ristrutturazioni dell’epoca, poi però, lasciavano alquanto a desiderare, soprattutto nella conservazione di uno stile pertinente. La seconda ondata di acquisti fu britannica, grazie alla sterlina forte del 2000. Tutto questo ha innescato un sistema turismo che si sviluppa a pochi minuti di distanza dal litorale, ma in un ambiente del tutto differente. Spesso lo stato di conservazione dei beni li ha fatti definire, con un termine molto interessante ed esplicativo, “vecchio di zecca” e per questo Lorenza Cappanera si è dedicata al restauro conservativo, oltre che alla commercializzazione.

«Le zone principali, dal punto di vista del paesaggio, si possono identificare in quattro tipologie – prosegue Cappanera -. Quella boscosa di Amandola e Sarnano a ridosso ella catena dei monti Sibillini, nell’Ascolano, quella dei dolci declivi e ampi spazi con querce e olivi delle zone fra Jesi e Macerata (Filottrano e Cingoli), quella caratterizzata dai vigneti di Cupramontanae la zona marittima fra Senigallia e Manie S.Vito (Ancona) e poi ancora boschi nella zona di Arcevia. In termini di richieste sono uguali; la scclta dipende solo dai gusti paesagggistici del committente).
Un esempio da manuale è proprio nell’ultima porzione di territorio, dove un casolare da ristrutturare di metà 800, con un ettaro di terra, tipicamente configurato con la “bigattiera” al centro della costruzione con un’apparenza che ricorda la “Leopoldina” toscana, per 500 mq di superficie può costare 400mila euro.
In queste terre è la terra a valere poiché, se coltivata a vigneti (e ci sono stati contributi europei per questa trasformazione per la conservazione del vitigno autoctono, la Lacrima di Morro d’Alba) può oscillare tra i 70 e gli 80mila euro per ettaro.
Nella zona attorno ad Amandola c’è molto di già ristrutturato, ma agli italiani pare non faccia gola più di tanto; piace più agli stranieri, fra i quali si cominciano a vedere anche i russi, che arrivano attirati dai numerosi oulet aziendali di marca della zona e dalla prospettiva di cercare una casa che abbia una storia tutta italiana.

Fedeltà storica e culturale sono rigorosamente mantenute da una serie di dimore Storiche che rappresentano il circuito delle «Marchesegrete».

«il restauro fedele è impegnativo – commenta Cecilia, dei Conti Romani Adami, proprietaria di uno splendido palazzo settecentesco trasformato oggi in bed & breakfast di charme, adagiato sulla collina, a Fermo, tra le due piazze principali -. È difficile, costoso e impegnativo soprattutto vista la vetustà, delicatezza e le dimensioni delle diverse dimore storiche: devi attrezzarti ad avere, in quanto proprietario, le competenze e le responsabilità di un “curatore museale”». Lo Stato ha dato, alle Marche, aiuti significativi dopo i due terremoti. Questo ha agevolalo la salvaguardia del patrimonio monumentale, come anche le agevolazioni normative concesse rispetto all’Ici e all’irpef per le dimore vincolate con legge dello Stato. In Italia, però a differenza di altri Paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania dove il Circuito di dimore storiche di charme aperte all’accoglienza turistica ha leggi e regolamenti dedicati) non c’è ancora una disciplina ad hoc.
«Credo sarebbe auspicabile, per tutto il mercato turistico italiano – continua Cecilia – poter puntare su un marchio legalmente riconosciuto, legato a una tale fattispecie ben precisa e identificabile. Peraltro, per quanto riguarda i dati, del “prodotto Italia” le mete turistiche legate a cultura e tradizione non hanno conosciuto recessione negli ultimi anni, anzi tutt’altro: questo evidentemente perché si tratta di un’offerta unica e pregiata sul mercato mondiale. Questo status, associato ad un sistema turistico territoriale, museale, di cultura e tradizione sarebbe davvero prezioso per l’economia turistica e non solo».

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