Cibo e cucina nel Decameron di Giovanni Boccaccio
“Il cibo (..) è presente in quasi tutte le novelle, ora in modo ampio ed esplicito, ora in modo più generico, attraverso allusioni ai banchetti preparati nelle case di artigiani o di umili, nei palazzi dei ricchi borghesi, nella radura di una pineta o nel refettorio di un’abbazia, o ancora nel castello di un principe; non a caso il verbo “mangiare” è una delle parole utilizzate con maggiore frequenza.”
A Cuori di cinghiale in tegame, che si sostituiscono al cuore dell’uomo cucinato da Guglielmo per punire l’adulterio della moglie nella IV giornata, si alternano sfiziose ricette come quella del Fagiano allo spiedo, riproposizione attuale di quel falco che Federigo nella V giornata prepara alla donna amata, senza sapere che questa in realtà lo vuole vivo per guarire la malattia del figlio; o come quella della Faraona in tegame, che rimpiazza un’ormai irreperibile gru, cucinata da Currado Gianfigliazzi nella VI giornata. E il nome di Frate Cipolla – “che forse era veduto volentieri per il nome più che per devozione, dato che quel terreno produce cipolle famose per tutta Toscana” – non può essere occasione migliore per l’introduzione di una succulenta Cipollata, ovviamente con le cipolle rosse di Certaldo.
Andrea Maia
La contrada di Bengodi
Cibo e cucina nel Decameron di Giovanni Boccaccio
pagine 80
anno 2007 – prezzo € 10,00
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Scritto da scribacchione on giugno 3rd, 2009 con
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